
In piena Aida (nel ruolo di Ramfis)
e pronto a calarsi nei panni di Don Basilio a fine mese per il
Barbiere di Siviglia, Roberto Scandiuzzi, uno dei bassi più noti nel
panorama operistico internazionale, si prepara al rush finale al
Metropolitan Opera dove sarà impegnato fino al 7 novembre.
Trevigiano di nascita, classe '58, Scandiuzzi ha gà festeggiato i 25
anni di carriera internazionale ed è stato insignito del titolo di
ambasciatore Unicef. Lo abbiamo incontrato dopo la prima dell'Aida
diretta da un altro italiano, Daniele Gatti. Notiamo che la sua voce
è imponente, anche "a riposo"...
Maestro, quando si è accorto di avere una "voce" e quando ha
iniziato seriamente con il canto?
«Ho cominciato a studiare privatamente a 19 anni e mi ritrovo questa
voce scura da sempre. A casa mia tutti hanno una "vocina" con
un'estensione grave e tutti amano cantare. Ho debuttato
professionalmente quasi subito, a vent'anni, mentre il lancio
internazionale è avvenuto nel '91, a Londra con Simone Boccanegra ed
ero diretto da Georg Solti. Di lì è iniziata una sequela dell'opera
verdiana, con quasi 400 recite e per otto anni l'ho cantata quasi
ininterrottamente in tutti i sacrosanti teatri del mondo, Met
compreso».
E non ne ha mai avuto abbastanza?
«Ogni recita è diversa, musicalmente parlando ogni direttore dà la
sua impronta e diciamo che ognuno di loro pensa di "inventare"
l'opera per la prima volta. La leggono a modo loro e tu devi saper
dosare ciò che hai imparato dai grandi maestri, per salvaguardarti
da "invenzioni fatali". E per restare nell'attualità, Gatti, ad
esempio, è uno che è cresciuto molto negli ultimi dieci anni».
Visto che ha toccato l'argomento direttori d'orchestra, James
Levine, storico direttore musicale del Met, è stato costretto a
concellare i suoi impegni, per problemi di salute, dopo quasi
quarant'anni di attività, pensa che ormai si apra la corsa ad un suo
sostituto?
«Credo che Levine abbia ancora qualcosa da dire, è sopravvissuto a
tre generazioni di cantanti, ha diretto sia l'opera che la sinfonia
e non da ultimo è un grande pianista».
Riccardo Muti, invece, debutterà al Met l'anno prossimo con
l'Attila di Verdi, lei ha già lavorato con lui, le dispiace non
essere nel cast?
«Non credo di essere idoneo. Muti ha una visione un po' troppo
rossiniana del primo Verdi, non sono papabile per fare quel
repertorio con lui».
Si dice che la Russia sia la madre dei bassi migliori al mondo,
l'Italia dove si piazza?
«Penso che in generale le voci si trovino ovunque, la Russia ha più
disponibilità di voic scure per una certa struttura genetica della
popolazione. Ma si deve dire che ora, sia in Russia ed in generale
nei paesi dell'Est , queste voci tendono a schiarirsi, vanno verso
il basso-baritono, questo perché sta cambiando la conformazione
genetica».
La critica internazionale ha definito la sua voce "nobile", cosa
vuol dire?
«La mia è una voce che raramente aggredisce il suono, è morbida,
molto elegante nel fraseggio e questo dona nobiltà allo strumento
(voce, ndr). Io vengo dal bel canto e posso definirmi un basso
verdiano nobile. Ho un repertorio educativo vocalmente parlando che
passa da Mozart, Bellini, Donizzetti, che ti porta a cantare Verdi
con una linea molto più curata rispetto a chi ci arriva da un Wagner
o direttamente da un repertorio verista e che porta ad affrontare
fonetica e fraseggio in modo ''diverso''. Riesco a portare eleganza
al fraseggio verdiano. C'è una felice combinazione di technica e
imprinting stilistico».
A teatro il pubblico preferisce sempre il famoso acuto, lei da
basso si sente penalizzato? I teatri sacrificano un po' i ruoli per
bassi per accontentare un gusto forse di tipo più popolare?
«Dipende dal repertorio. Con Verdi si è avuto un exploit delle voci
basso, baritono, anche il repertorio francese è pieno per non
parlare di quello russo».
L'apertura di stagione al Met non è esattamente partita in
quarta, la Tosca è stata fischiata per la regia e la scenografia,
lei cosa pensa degli "stravolgimenti" che molti registi
contemporanei azzardano oggi?
«Non sono d'accordo. Ho sempre sostenuto che l'opera è nata per
essere letta per quello che è. Non si può stravolgere la storia, il
pubblico deve essere messo in condizione di seguirla, gradirla e
apprezzarla. Tu regista non mi devi rendere incomprensibile l'opera,
è ignoranza culturale, si insegna qualcosa di sbagliato agli altri».
Ci racconta qualche aneddoto praticolare legato alla sua
carriera?
«Ne ho un paio divertenti... Durante un gala in cui cantavo con
Deborah Voigt e Placido Domingo, al momento di entrare in scena mi
sono cadute le lenti a contatto. Panico, non vedevo assolutamente
niente. Domingo se n'è accorto ed è stato bravo a guidarmi. Finito
il mio turno, il macchinista era dietro le quinte ad aspettarmi con
le mie lenti. Un altro episodio è successo con Pavarotti e con la
Turandot. Lui usava un trucco particolare... e quando in scena mi ha
abbracciato mi ha lasciato anche il suo trucco, e io sono rimasto
"nero" per tutto il primo atto. Questa è rimasta una presa in giro
dei truccatori qui al Met».
Com'è stato il suo ingresso al Met?
«All'inizio ho faticato ad entrarci perché mi consideravano una voce
piccola, dovevo crescere. Ma poi mi hanno accettato e si sono anche
fatti carico del rischio di farmi fare Simone Boccanegra. Da allora
sono venute tante cose belle».
Lei ha figli?
«Sì, una figlia che ha 26 anni e fa... la cantante. È un soprano
(Diletta Rizzo Marin, ndr), ma ho fatto di tutto per scoraggiarla».
Come mai? E avate mai cantato assieme?
«Sì, abbiamo cantato assieme nella Sonnambula. L'ho scoraggiata
perché è un momento in cui si fa fatica in questo campo. I teatri a
stento stanno in piedi. Poi c'è una grande invasione di voci
provenienti dai paesi poveri che lavorano per pochi soldi e visto
che il mercato è quello che è, si tende più a pagare poco».
Qual è la situazione attuale in Italia?
«Non c'è un'educazione al teatro, non si investono soldi per
allevare a questa cultura le nuove generazioni, spesso non sanno
neanche cos'è l'opera».
Gina di Meo-
Oggi7 - Magazine domenicale di America Oggi - 11 Ottobre 2009
"...Roberto Scandiuzzi, basso che al culmine della sua parabola
artistica avvicina un ruolo da buffo mai fino ad oggi affrontato
sulle scene.
Un esperimento che lo pone dinanzi a molte novità per una vocalità
come la sua, abituata, com'è noto a tutti sopratutto al repertorio
verdiano e, solo in rare occasioni, accostatasi alla comicità (prima
a quella dialettale goldaniana rivisitata in chiave novecentesca da
Wolf-Ferrari nei Quattro Rusteghi e, più recentemente, a quella del
rossiniano Barbiere di Siviglia col debutto a Dresda come Don
Basilio), eppure capace di piegarsi ad arte ad un canto sillabato,
potrebbe creargli dei problemi. Invece, dopo un inizio un pò in
ombra con la cavatina "Un fuoco insolito", la sua prestazione prende
quota e, lontana da ogni scontato clichè di mossette e gesti tipici
a chi solitamente affronta questo ruolo facendone una macchietta da
commedia dell'arte, si carica di una patina di morbidezza adatta a
tratteggiare l'unanimità del personaggio più che la sua comicità di
vecchio babbione. Non solo. Nel celebre duetto con Malatesta si
disinpegna con onore nello scioglilingua sillabico "Vedrai se
giovino" mostrandosi cantante musicale ed artista provetto e
versatile"
Alessandro Mormile - "L'Opera" Maggio 2009
"Fate in modo che questo teatro non debba chiudere mai". Si è
congedato così con queste parole il basso Roberto Scandiuzzi al
termine del recital offerto ai melomani genovesi. Un bello
spettacolo in avvio di un ciclo che il direttore artistico Cristina
Ferrari ha lodevolmente costruito dopo lo slittamento di due titolio
lirici in autunno. Bello spettacolo innanzitutto per la decisione di
Scandiuzzi di esibirsi gratuitamente in segno di solidarietà nei
confronti del Teatro. E poi per la qualità della serata. Voce ricca
e morbida, un fraseggio elegante e una indiscutibile personalità
interpretativa, Roberto Scandiuzzi, accompagnato dal direttore
americano Steven Mercurio sul podio dei complessi genovesi, ha
regalato alcune lettere di notevole interesse. Si segnalano la scena
dell'incoronazione di Boris Godunov nell'opera omonima di Mussorsky
e l'aria di Gremin dall'"Onegin" di Cajkovskij. alla arie si sono
affiancate ouverture e pagine corali: fra quest'ultime l'immancabile
"Va Pensiero", ma anche il valzer del "Faust" di Gounod. Un bis, una
divertente interpretazione della "Calunnia" rossiniana e poi
l'invito a salvare il Carlo Felice accolto da una ovazione di tutta
la platea e delle masse artistiche sul palcoscenico"
Roberto Iovino - La Repubblica (ed.Genova)
"En Lunardo, l'aristocratique Roberto Scandiuzzi s'invente une
allure pesante pour conferer profondeur et autoritè a son role de
pere et de mari abusif"
Alfred Caron / Opera Magazine
"Roberto Scandiuzzi ha un timbro così bello, un canto così nobile e
una tale eleganza nel porgere che lo rendono un rustego a cui si
deve perdonare qualsiasi difetto caratteriale. Il suo personaggio,
Lunardo, acquista così un'umanità che proprio in virtù dell'opulenza
vocale e dell'intelligenza con cui viene gestita, va ben oltre la
macchietta ed il semplice carattere."
Andrea Merli / L'Opera April 2008
"Roberto scandiuzzi asumio el rol protagonista con una autoridad
indiscutible, una emision extraordinaria y un timbre de bellezza
innegable."
Francisco Garcia-Rosado / Opera Actual
"This was Roberto Scandiuzzi's first Boris, and it was a vocal
success. He approached the role of tormented tsar with care and
conviction. Thought he lacked the expression of deep internal
torment to make the performance outstanding.
The italian bass was at his best when he removed his bulky gold lamè
cloak and sang the final lines of death scene in a simple white
tunic."
Victoria Stappels / OPERA (english)
january 2008
"Bass Roberto Scandiuzzi solo selections revealed
singer with rock-solid
strenght across his tessitura and smooth legato line."
The Australian
"Bass Roberto Scandiuzzi had a richly textured embracing sound of
subtle
browns and tans and rewarding consistency over the entire range."
Sydney Morning Herald
"Autorevole è il primo aggettivo che mi sovviene per definire il
basso Roberto Scandiuzzi; anch'egli dotato di una presenza scenica
davvero invidiabile, è passato nel corso del Gala benefico dalle
soavi melodie mozartiane alle drammaticamente cupe arie verdiane,
dalla buffonesca millanteria di Don Basilio alla ferocia di Enrico
VIII.
La sua voce risuona davvere come un colpo di cannone, i fiati sono
lunghissimi, l'accento sempre appropriato. Anche per lui vale il
discorso fatto per l'altra protagonista: grande cura dell'aspetto
interpretativo.
Alla fine ha regalato come bis la bellissima serenata del Don
Giovanni, spalleggiato spiritosamente da un'ammiccante Daniela
Barcellona."
Paolo Bullo / Operaclick
"Roberto Scandiuzzi ha impersonato il personaggio di Fiesco con la
sua profonda voce di basso e padronanza scenica."
Daniel Honsack
"Questa Genova viene governata signorilmente da un punto di vista
vocale sopratutto da Roberto Scandiuzzi che presta la sua maestosa
voce di basso al personaggio di Fiesco."
Klaus Geitel / Berliner Morgenpost
"Nei ruoli aristocratici spicca Roberto Scandiuzzi nel ruolo di
Fiesco con la sua voce di basso capace di sovrastare anche quella
del tenore."
Sybill Mahlke / Der Tagesspiegel
"Roberto Scandiuzzi e´un Fiesco dalla voce profonda e sicura"
Ralf Döring / Kultura Extra on line
"Il potente basso profondo Roberto Scandiuzzi riesce a dare al
personaggio di Fiesco una grandezza monumentale anche in quei punti
dell´opera in cui si aggira perdutamente vestito come un barbone
spettinato."
Martin Wilkening / Frankfurter Allgemeine Zeitung
"Roberto scandiuzzi e´straordinario come Jacopo fiesco e soddisfa
pienamente tutte le aspettative."
Andrea Hilgenstock / HNA Online
"...Nella grande scena dell´Escurial, laddove Scandiuzzi si
e´prodotto in una memorabile esecuzione di "Ella giammai m´amo´",
scatenando un´ovazione a scena aperta."
Andrea Merli / L´Opera Ottobre 2006
Un personaggio del tutto verdiano
"Nel ventro céra Ruy gomez de Silva, inesorabilmente obbediente ai
suoi principi, personificato da Roberto Scandiuzzi con una voce da
basso piena e belle, ma sopratutto con un áura profondamente umana,
un personaggio del tutto verdiano ed un cantante eccezionale e
compassionevole."
Margrit Zaczkowsky / St.Gallener Nachrichten
"emozionante anche il basso di classe mondiale Roberto Scandiuzzi
(Don Silva)"
Anzeiger
Ernani con mantello e spada
"un gentleman di vecchio costume, personificato da roberto
scandiuzzi con dignita´e tradizione, un basso che promette sicurezza
in tutte le circostanze."
Eva Bachmann / Tagblatt
“ Le basse Roberto Scandiuzzi est un Don Quichotte imposant qui
porte le bel canto haut en etèndard.”
“De italiaanse bas Roberto Scandiuzzi speelde de rol van Fiesco voor
de 268ste keer. Zonder spooten van routine en haalde eruit wat erin
zit.”
Hans Visser / Noordhollands Dagblad
“Naast hem is Roberto Scandiuzzi een imposante Fiesco, een echte
“basso profondo”
Eddie Vetter / De Telegraf
Toccante cavaliere e servo
Il basso famoso Roberto Scandiuzzi è in canto, attitudine, ed in
gesto un Don
Quichotte grandioso, imperturbato e patetico....
Scandiuzzi e Vernhes si divertivano molto.
NRC
L'Italiano Roberto Scandiuzzi ha toccato l'anima ed l' orecchio
nella sua
bellissima interpretazione del triste eroe. Insieme con Vernhez
formava il cuore
del matinée.
Trouw
"Tra i rusteghi, l'unico efficace per spessore, colore e tratteggio
espressivo era il Lunardo di Roberto Scandiuzzi."
Robert Mori / L'Opera
"Roberto Scandiuzzi è un Lunardo da manuale, accento scultoreo, voce
piena,
timbrata e scura che alla perfezione fraseggia con incredibile
sicurezza nella
tessitura, inoltre una grandissima prova d’attore."
Francesco Rapaccioni / Teatro.org
“Roberto Scandiuzzi è un Sior Lunardo da manuale; il suo registro
grave, quello che nel suo ruolo trova l’impiego e l’impegno
maggiore, è sontuoso, rotondo, sicuro. A merito del basso trevigiano
vanno ascritte anche grande adesione al personaggio e le sue ormai
note capacità attoriali.”
“Il Lunardo di Roberto Scandiuzzi è pregevole attore e buon
dicitore”
Mario Messinis / Il Gazzettino
“Roberto Scandiuzzi nel ruolo di Oroveso, padre di Norma, conduce lo
spettacolo finalmente al punto: il basso sta sulla rampa e incanta
con toni eccelsi il teatro”
Gerhard Rohde / Frankfurter Allgemeine
“Roberto Scandiuzzi un magnifico Oroveso”
Jorg Riedlbauer / Landshuter Zeitung
"Con Roberto Scandiuzzi nel ruolo di Oroveso grazie alla sua voce
molto bella e potente di basso non potevano sorgere dubbi sulle
capacità di guidare il popolo dei Drudi”
Thomas Willman / Munchen TZ
“Roberto Scandiuzzi ha interpretato con la sua straordinaria e
sconvolgente voce di basso il ruolo di Oroveso, padre di Norma”
Hannes S. Macher / Neue Presse Coburg
“Sicuro e da sovrano ha cantato Roberto Scandiuzzi la parte di
Oroveso”
Volker Boser / Abendzeitung
“A Fiorenza Cedolins e a Roberto Scandiuzzi dobbiamo l’unico sprazzo
di brio del concerto; il loro “La ci darem la mano” è risultato
deliziosamente sornione e piacevolmente.”
Alessandro Cammarano / Operaclick
“Autoritarie et inspirè, Roberto Scandiuzzi domine les debats des
qu’il entre en scene, avec une rondeur dans le grave rappelant les
basses italiennes de la grande epoque.”
Ermanno Calzolaio / Opera Magazine
“Imponente per voce e autorità espressiva il Cardinale Brogni di
Roberto Scandiuzzi”
Roberto Mori / L'Opera
“Un recital de canciones interpretadas por un bajo es casi siempre
una rareza que se aprecia. Roberto Scandiuzzi, de larga trayectoria
en losescenarios espanoles, es un cantante solido y a su vez
sensibile tal como se demuestra en este cedé, que contiene algunas
paginas de interés indiscutibile.
Basicamente centrado en la escena, este trabajo - por certo,
dedicado a su hija Diletta – sorprende al permitir descubrir una
nueva faceta del cantante transalpino.
La Melodia de Anton Rubistein, Noc noi Zefir de Dargomizhsky o el
Nocturne de Cesar Frank son solo muestras de un interessante
conjunto que incluye a Gounod y a los desconocidos Ange Flegier,
Edouard Guinand, Alexander Georges ademas de otros mas de otros mas
frecuentados como Bellini o Tosti.
Una a una el bajo va exponiendo estas canciones con profesionalidad
y arte depurado, logrando una interpretacion intimista y acertada.
Fredrich Haider acompana con acierto y discrecion, sempre atento al
cantante.”
A.M / Opera Actual Novembre 2005
“Al paternal y autoritario Cardenal Brogni de Roberto Scandiuzzi, en
magnifica forma vocal.”
A.M. / Opera Actual Dicembre 2005
“Otro artista habitual en Toulouse, el bajo Roberto Scandiuzzi, fue
un Felipe II grandioso, que dio toda la medida de sus registros
drammatico y vocal frente al terrorifico Gran Inquisitor de Anatoli
Kotscherga.”
Philippe Andriot / Opera Actual Novembre 2005
“L’eppreuve du recital est toujours redoutable, en particulier pour
les voix de basse qui disposent rarement des ressources de brillance
et de panache propres aux tenorsnet aux barytons.
Avec un repertoire forcement plus sombre par ses coloris dominant et
plus grave par sa nature meme, les artifices n’y ont guere leur
place. Seules comptent alors une verite intime et une mesure qu’il
convient de doser avec le plus grand art. C’est ce que reussit
Roberto Scandiuzzi dans ce programme de melodies russes, francaises
et italiennes, qui va du XVIII siecle finissant au debut du XX, avec
une place prédomininante devolue au XIX. Les styles et les ambiances
sont assez varies pour que l’on puisse passer du beau Nocturne de
Cesar Franck et de la delicate Venise de Gounod au Cor ranflant
d’Ange Flégier, en redécouvrant au passage Le Moulin d’Edouard
Guinand ou La Pluie d’Alexandre Georges, don’t l’academisme ne
manqué pas de charme. Avec Rubistein, Dargomijski et Tchaikovski, la
Russie fin de siècle est aussi present avec, ici et là, le souvenir
de quelques prédécesseurs illustres, tel Fiodor Chaliapine.
Roberto Scandiuzzi a le merite de s’adapter sans uniformité à chacun
de ces climates, avec en particulier une pronunciation du français
pratiquement sans reproche. Mais, surtout, il aprte son timbre
somptueux de basse chantante pour faire passer une réelle emotion
dans ce florilège de romances de salon et de morceaux à effets, trop
souvent traiés de manière extérieure. En parfaite entente avec
Friedrich Haider, il offer ainsi un recital d’une rare qualité,
qu’il a choisi de dédier à sa fille Diletta.
Pierre Cadars / Opera Magazine Dicembre 2005
“Roberto Scandiuzzi, enfin, domine les débats. Ecrasant d’autorité
et puissance pendant l’Autodafé, son PhilippeII se fait humain et
vulnérable pendant son doloureux monologue, recite sur le ton de la
confession, avec des inflexion bouleversantes que l’on retrouvera
pendant le sublime ensemble après la mort de Posa (“Chi rende a me
quest’uom”).
Richard Martet / Opera Magazine Dicembre 2005
“Ottimo anche il basso sacramentale, il cardinale Brogni, di Roberto
Scandiuzzi mai un vibrato né un calo di volume in una parte infida
nel registro grave.”
Sebastiano Bollato / nonsolocinema.com
“Roberto Scandiuzzi ricorda come esistano ancora le grandi voci:
splendida nel timbro, possente nell’estensione, la tecnica superba
tutta al servizio d’un fraseggio dove l’anatema della Chiesa
militante s’alterna con pari carisma all’intima pateticità del
padre, apice del duetto con Schikoff che si ricorderà vita natural
durante.”
Elvio Giudici / Il Diario
“Convincente e dolorosamente appassionato Roberto Scandiuzzi, nel
ruolo del Cardinal Brogni”
Il Gazzettino
“Degnissimo interprete il Cardinal Brogni di Roberto Scandiuzzi”
Antonio Braga / L'osservatore Romano
“Une voix souveraine” La basse italienne Roberto Scandiuzzi incarne
le roi Philippe II de “Don Carlo” de Verdi. Il est l’un des grands
interprètes actuels de ce role.
Anne-Marie Chouchan / La Depeche du Midi
Le pere, justement, ce mal aimè, Roberto Scandiuzzi lui donne une
veritable humanitè tragique. La basse italienne use à musical
escient de sa palette, du brillant mordant au quasi-grise fumè. Le
duel de l'acte III, avec la basse adverse, Anatoli Kotscherga, Grand
Inquisitor exigeant la soumission absolue de son roi, est un pur
moment d’effroi sacrè.
Marie-Aude-Roux / Le Monde
La chaleur de la basse Roberto Scandiuzzi confert à Philippe II une
humanitè, qui dans son grand air de desespoir “amor per me non ha” –
“elle n’a pas d’amour pour moi” ferait sangloter un rocher.
Caroline Alexander / Le journal des spectacles webthea
Roberto Scandiuzzi era presente già nella produzione nel 2001, ma
adesso il suo Filippo II è parso ancora più maturo, con una voce
rotonda e piena e un’assoluta autorevolezza interpretativa.
Rafael Banus / L’Opera
Benché in realtà le quattro figure principali siano ben equilibrate
in partitura, Archibaldo è protagonista assoluto del dramma, la sua
ombra cupa si stende inesorabilmente sul regno, come Roberto
Scandiuzzi si impone nella produzione torinese iscrivendosi
idealmente nella tradizione dei grandi bassi interpreti del ruolo.
La voce è sempre solida, ben proiettata, timbratissima, e se talora
il suono, soprattutto in acuto, appare un po’ meno fresco d’un tempo
non è certo un problema, tanto più che l’artista soppesa ogni
parola, ogni accento, risulta terribile ignorando ogni tentazione
d’esibizionismo e gigioneria. In definitiva, questo spettacolo è
campo libero per una grande compagnia di canto: davvero eccellente,
almeno per la metà e ad ogni modo nelle prime parti, sia nella
musica sia nell'azione. Roberto Scandiuzzi: ecco una voce di
autentico basso, quale spesso si dimentica possa esistere ovvero
dovrebbe essere; calore, sugosità e corpo sono senza paragone, né a
quest'Attila manca la tracotanza declamatoria
Dino Gatti / gliamicidellamusica.net
“Roberto Scandiuzzi nizo un Felipe II de poderio fisico y debilidad
moral, clarificando todas las complejidades del personale.”
Fernando Herrero / El Norte de Castilla
En una velada que registrò pràcticamente el Ileno, el principal
atrctivo a priori estaba en Scandiuzzi, de reconocido prestigio en
el mundo de la lirica, que mostrò su clase, su voz oscura y sus
momentos de brillantez a travéò de expresiones pertenecientes a
tìtulos operìsticos verdinos en la primiera parte del programma, y
en los firmados por Tchaikovsky y Mussorgsky en la segunda.
Ricardo Hontañòn / El Diario
"Un tempo era il personaggio di Archibaldo, il vecchio re cieco e
assassino,
ad essere considerato il più riuscito. Roberto Scandiuzzi è uno dei
pochi
bassi che possa oggi calarvisi con la necessaria autorevolezza
vocale e
scenica e gli va dato atto di aver cercato con intelligenza di
evitare
gigionerie."
Giorgio Ramponi / Musica Giugno 2005
"Depui pres d'un siecle, le role d'Archibaldo a retenu l'attention
des basses les plus illustres: Tancredi Pasero, Ezio Pinza, Virgilio
Lazzari, Nicola Rossi Lemeni, Cesare Siepi... ou, plus recemment,
Samuel Ramey, Roberto Scandiuzzi releve le defi avec l'autorité
scenique et vocale requise."
Giorgio Gualerzi / Opera International
"sensacional el reparto, destacando en el rol de Archibaldo un
monumental Roberto Scandiuzzi, violento y suave a la vez, con voz
potente y segura en el agudo"
Andrea Merli / Opera Actual
"Solo Roberto Scandiuzzi que repite como Felipe II, compone un
personaje verosimil, combinando la severidad del rey, la complejidad
del hombre culto y el dolor del marido y del padre"
Alvaro del Amo / El Mundo
"Como en 2001, Roberto Scandiuzzi, uno de los pocos supervivientes
de aquellas representaciones de esta produccion en el real, volvio a
mostrar profundidad en la comprension del complejo personaje de
Felipe II"
J.A. Vela / El Pais
"El bajo Roberto Scandiuzzi dio a Felipe II una voz limpia y noble"
Alvaro Guiter / La Razon
"Al tremendo papel de Felipe II siempre se le puede exigir mas
rotundidad, pero Roberto Scandiuzzi lo defendio con medios poderosos
y musicalidad refinada"
Jesus Orte / La Gaceta
"Felipe II bien encarnado por el bajo italiano Roberto Scandiuzzi"
Antonio Iglesias / ABC
"Roberto Scandiuzzi tiene tomada la medida al segundo Felipe y lo
regala en sabiduria de canto"
Diario maggio 2005
"Raffinatissima questa proposta della Nightingale che vede
protagonista una delle più belle voci di basso dei nostri tempi,
quella di Roberto Scandiuzzi.
Dialogando con il morbido e colloquiale accompagnamento pianistico
del bravo Friedrich Haider, Scandiuzzi, che ha dedicato sin dal
titolo questo recital a sua figlia Diletta, ci regala delizie
musicali cesellate con la stoffa del grande interprete.
Eccoci così a compiere con il cantante un affascinante viaggio,
fatto di delicate nuances e appassionati abbandoni. attraverso il
mondo delle nostre romanze da salotto, delle mélodies francesi,
delle liriche da camera russe. Non si sa cosa apprezzare di più
dell’arte di Roberto Scandiuzzi, all’apice di una splendida maturità
artistica, se l’autorevolezza dell’interprete, il velluto brunito di
un organo vocale rigoglioso ed omogeneo in tutta la gamma - e talune
discese nell’estremo registro grave dimostrano che è l’unico artista
italiano, al momento, erede di una grandissima scuola - la ricerca
costante di una sempre mobile varietà di colori e accenti o il
fraseggio ora affettuoso, ora solenne, ora intinto nell’ineffabile
malinconia di talune pagine.
Disco non facile, nè per tutti i palati - se si escludono le
celeberrime melodie di Tosti - ma che contiene piccoli gioielli
tutti da scoprire, apprezzare, «vivere» con l’anima pià che con il
semplice ascolto.
Tra tanti brani permetteteci di segnalarne almeno uno, l’unico
tratto da un’opera di tutta la registrazione: «O del mio dolce
ardore» da Paride ed Elena di Gluck, diventata aria da concerto
prediletta da tenori, baritoni e bassi (ma fu scritta per un
castrato, Giuseppe Millico). Ascoltatela, lasciatevi conquistare dal
suo struggente ricamo musicale e, attraverso la voce di Scandiuzzi
capirete la differenza che passa tra un bravo cantante - ce ne sono
molti - e uno davvero grande - e in questo caso la categoria è molto
più avara di personalità. Scandiuzzi vi rientra a pieno diritto".
Nicola Salmoiraghi / L’Opera ( A Diletta, cd)
"Roberto Scandiuzzi was an excellent Archibaldo, with solid voice,
compact in all registers, and excellent theatrical skills".
Silvia Luraghi / Opera Japonica
"Ma l'opera è soprattutto Archibaldo, una di quelle parti al cui
folle delirio scenico nessun grande artista può resistere: Roberto
Scandiuzzi (voce ampia, bella, morbida, timbratissima; accento e
carisma da gigante della scena) s'è tolto lo sfizio quasi
illudendoci d'ascoltare un capolavoro, e lode maggiore riesce
diffcile trovare. Ma adesso pensi alle cose serie che solo lui può
oggi fare al meglio: e debutti Boris, accidenti!"
Elvio Giudici / Diario
L’amore dei tre re est un opéra idéal pour une belle voix de basse.
Roberto Scandiuzzi, couronné et fort apprécié dans la péninsule, se
montre étonnant de présence et possède une voix d’une grande
noblesse. Son timbre se déploie magnifiquement. Le rôle de vieillard
aveugle, cruel mais complexe, condensé de Golaud et d’Arkel, domine
l’opéra.
Alain Dormic / ConcertoNet.com
“ Di ottimo livello tutti i ruoli vocali, con lo splendido
Archibaldo di Scandiuzzi due dita sopra gli altri.”
Antonio Cirignano / Il Giornale
“ Roberto Scandiuzzi, innanzitutto, nel ruolo del monarca d’Altura”,
è Archibaldo, dalla voce profonda e dalla presenza scenica
imponente.”
Armando Caruso / La Stampa
“ Il crudele Archibaldo ha la voce profonda e nobile di Roberto
Scandiuzzi, uno dei migliori bassi a livello internazionale,
l’ultima volta al Regio tre anni fa per uno strepitoso Mefistofele.”
jacopo Pellegrini / Sistema Musica
"Eccellente l'Archibaldo di Roberto Scandiuzzi: intenso, cattivo,
autorevole."
Enrico Girardi / Il Corriere della Sera
"Sul palcoscenico Roberto Scandiuzzi ha incarnato con intensità ed
autorevolezza il vecchio re Archibaldo"
Paolo Gallarati / Paolo Gallarati
"Giganteggia Scandiuzzi nella parte di Archibaldo, con un timbro da
basso "vero", come di rado si sente in questi ultimi tempi . Con un
volume debordante e una presenza scenica imperiosa . Dal fiero
cipiglio, quando ricorda se stesso da giovane guerriero alla
conquista d’Italia nell’arioso del primo atto ai toni cupi e furenti
nei duetti con Fiora, fino alla trepidazione per il figlio e alla
desolante disperazione del finale."
Ugo Malasoma / Operaclick.com
"Roberto Scandiuzzi è un Attila scultoreo".
Giuseppe Pennisi / Milano Finanza
"I migliori sono stati Scandiuzzi-Attila e Frontali-Ezio".
Caterina Maniaci / Libero
"In prima linea Roberto Scandiuzzi, per il quale il ruolo di Attila
sembra quasi espressamente scritto".
Lorenzo Tozzi / Il tempo
"The bass Roberto Scandiuzzi sings the role with great feeling and
resounding tones".
john-fort.com
"Roberto Scandiuzzi, Attila, scolpiva la scena con elegante
vocalità".
Michelangelo Zurletti / La Repubblica
"Roberto Scandiuzzi dà peso vocale e autorevolezza d'interprete ad
Attila".
Alfredo Gasponi / Il Messaggero
"Ma gli altri tre protagonisti sono cantanti di primo piano. Roberto
Scandiuzzi, Attila, è il vero dominatore, per bellezza di timbro e
incisività d'accento".
Arrigo Quattrocchi / Il Manifesto
"Su tutti Roberto Scandiuzzi che con nobiltà di accenti scolpisce un
Attila, magari signorile ma affascinante".
Luca Del Fra / Il Giornale del teatro
"Fra i cantanti brilla l'Attila di Roberto Scandiuzzi "
Toni Colotta / Il cinematografo
"Avec son timbre couleur d'encre, Roberto Scandiuzzi est un Filippo
d'une belle puissance, tour à tour touchant et agressif, dolent et
terrible".
Paolo di Felice / Opéra International Gennaio 2005
"Elisabetta Fiorillo e Roberto Scandiuzzi svettano senza fatica, in
virtù del loro accento genuinamente verdiano scolpito su linee
vocali compatte, ampie, carnose."
E. Giudici / Classic Voice Ottobre 2004
"Per Roberto Scandiuzzi si possono, al contrario, spendere parole di
elogio, visto il difficilissimo impegno in Dosifiej e gli
implacabili confronti cui potrebbe essere sottoposto. Ottima la sua
prova, in grado restituirci un personaggio in grado di reggere la
scena in virtù di una fisicità calibrata all'azione scenica, così
come il canto, timbrato e caldo da vero basso nobile".
David Toschi / Operaclick settembre 2004
"Il nostro Roberto Scandiuzzi si difende straordinariamente bene in
mezzo a tanto est, è un autorevole Dosifej, severo e sempre pronto
alla predica".
Carla Moreni / Il Sole 24 Ore
"Perfetti gli accenti nobilmente ieratici del Dosifej di Roberto
Scandiuzzi".
Giuseppe Rossi / La Nazione
"Roberto Scandiuzzi possiede il principale requisito per essere
Fiesco, quello indicato da Verdi nelle lettera famosa: la voce
profonda, inesorabile con qualcosa di sepolcrale. La voce insomma di
un autentico basso. Voce possente che suona rigogliosa nella sala
del Regio. Voce bene impostat che guadagna di atto in atto".
Giancarlo Landini / L'opera
"Si segnala infine il Banco di Roberto Scandiuzzi. Nobile
nell'incedere, solenne nel gesto, con il volto pervaso da un'ansia
segreta, con quella sua espressione belle ed intensa, ma un po'
guastata da un segreto rovello; ha rotonda voce di basso, dal colore
che la parte richiede. Canta assai bene l'Aria del II atto, ma già
nel Duetto del I Quadro del I atto ha modo di mettere in risalto il
suo valore di cantante e di attore".
L'opera
"Un gradino sopra tutti, però, il Fiesco di Roberto Scandiuzzi:
linee vocali di bronzo e di velluto, fraseggio altero con quel tanto
di implacabile che Verdi scrisse di volere, il suo canto ha riempito
la sala con effetto elettrizzante, enfatizzato dal formidabile
carisma scenico".
G. Cerisola / Classic Voice Luglio 2004
"Un idea scenica di affascinante cupezza compendiata
dall'implacabile Fiesco (Roberto Scandiuzzi, straordinariamente
pregevole nello smarrimento emotivo finale)".
Angelo Foletto / La Repubblica
"Roberto Scandiuzzi (che torreggia sul cast con la scolpitura d'un
fraseggio tanto più incisivo quanto più morbida, legata e compatta è
la linea vocale che l'esprime) conferisce carisma vocale e scenico
indimenticabile".
Elvio Giudici / Diario
"Il Fiesco di Roberto Scandiuzzi è risultato splendido nella sua
fiera desolata cupezza".
La Gazzetta di Parma
"Tra i protagonisti Roberto Scandiuzzi ha proposto un Fiesco
autorevole".
Rigolli / Il Giornale della Musica
"Roberto Scandiuzzi, grazie alla sua ottima linea di canto,
conferisce al suo cupo e desolato Fiesco caratteri di dignità e
coerenza".
Patrizia Monteverdi / OperaClick
"Roberto Scandiuzzi, soon to sing his 200th Fiesco, is perhaps the
best exponent of the role today: he knows its every detail and is
still able to add something to his interpretation each time".
Silvia Luraghi / Opera Japonica
"Autorevole e piena la voce del basso Scandiuzzi".
Il Tempo
"El triunfo de Roberto Scandiuzzi era previsible. Ha demostrado su
calidad y solvencia verdiana en anteriores ocasiones.... El noble
canto de Roberto Scandiuzzi!".
El Pais
"Fiesco è Roberto Scandiuzzi, autentica voce di basso italiano in
un’epoca in cui diventa sempre più difficile trovarne. Canta con
intelligenza ed interpreta con coerenza. Lamenteremo anche nel suo
caso la mancanza di un suono fluviale e ricco di armonici nei passi
di ieratico abbandono, come «Il serto a lei degli angeli». Non si
può negare, però, che a cominciare dal timbro, scuro, dai riflessi
luciferini, come Verdi voleva, Scandiuzzi abbia le carte in regola
per essere uno dei migliori, se non il migliore, Fiesco dei giorni
nostri".
Giancarlo Landini / L’opera
"Sur scene c'est un Roberto Scandiuzzi d'immense stature, vocale,
physique et dramatique, qui domine la distribution, avec une voix
glorieuse et bien controlée, Fiesco impressionant".
Alain Fontapié / Opéra International
"La compagnia di canto ha un elemento di grande valore nello Jacopo
Fiesco di Roberto Scandiuzzi che possiede l'autentica e splendida
voce di basso che ben conosciamo: voce d'altri tempi per il velluto
intenso e prezioso, ammantato da accenti di nobile espressione.
Subito, al suo ingresso nel Prologo, colpisce per la bellezza
imponente del suono. Nel corso de 'Il lacerato spirito', intonando
la frase 'il serto a lei de' martiri' si fa ammirare per il legato
di morbida distensione introspettiva e per l'ampiezza di un registro
grave che nella nota conclusiva si espande in tutta la sala con
superba evidenza".
Alessandro Mormile / L'opera
"Le Fiesco sombre et ardent de Roberto Scandiuzzi. la plus grande
basse italienne d'aujourd'hui".
RTL2
"Roberto Scandiuzzi est extraordinaire en Fiesco, role dans lequel
il triompha naguere à Londres sous la direction de Sir Georg Solti".
Nice Matin gennaio 2004
"Roberto Scandiuzzi fue un felipe de voz mas madura y autoritaria
que en anteriores ocasiones, con un conmovedor monologo".
Bernd Hoppe / Scherzo
"Roberto Scandiuzzi, veramente un grande basso, ci fa partecipare ai
tormenti del re che alla fine è disposto a sacrificare il figlio".
Christoph Munch / L'opera
"Roberto Scandiuzzi maintint sa voix au timbre vigoureux sous le
controle d'un phrasé majesteux qui lui permit une interpretation à
la fois émouvante et impressionante du grand monologue de Philippe
II".
Jacques Fournier / Opéra International Dicembre 2003
"...con aplomo y una presencia al la altura de ella de Scandiuzzi,
unos de los idolos de los liceistas desde la reconstrucion, que
impresiono de su primera intervencion".
La Vanguardia
"Però el mayor aplauso de pùblico e indublamente el interprete que
se llevaba la escena a su terreno fue el bajo Roberto Scandiuzzi. La
exeperiencia de su oficio le permite moverse en el rol de Fiesco a
las mil maravillas, però mas allà de todo esto - la del viernes fue
su representacion 277 de Boccanegra, que ya son- cautiva con todos
lo elementos deseables en una velada como la que nos ocupa:
afinacion, potentia expresion, drama , escena...".
Alertar
"El reparto vocal estuvo dominado por un formidable Roberto
Scandiuzzi,que, pese a los peregrinos atavios que ha de lucir, viviò
la obra, dio grandeza a su Fiesco, exhibio una diccion envidiable y
exteriorizò un ermoso timbre de bajo".
La Razon
"Roberto Scandiuzzi è quasi un lusso per un ruolo come quello di
Ramfis, che l'esecutore ha reso da par suo: vale a dire con la voce
italiana di basso più autorevole, pastosa e risonante che oggi possa
affrontare il grande repertorio, rigogliosa nel registro
centro-grave e salda ed autorevole in quello acuto, degno erede
della grande tradizione del passato".
L'opera settembre 2003
"En cuanto al Ramfis de Roberto Scandiuzzi, cabe destacar que
presentò una de las mejores actuaciones que se le recuerdan, con
solvencia y autoridad en el canto, no exenta de la esperada
musicalidad en el fraseo y la autoridad en el porte".
Opera Actual settembre 2003
"Roberto Scandiuzzi was a sly, mocking mephistopheles, and his
mastery of the role, not just in the invocation to the night to
favour the girl's capitulation, showed all his wealth of
experience".
Luigi Bellingardi / L'Opera
"El Bajo Italiano Roberto Scandiuzzi fue un buen "Fiesco", con su
voz de tonos oscuros, magnificos graves y porte aristocratico. Su
"lacerato spirito" fue muy del agrado del pùblico, emitiendo su
ùltima nota con la rotundidad y oscuridad deseada".
Mundoclasico.com
"Roberto Scandiuzzi aportò un Ramfis esplendido, generoso de medios
y mui concentrado en el dramatico".
ABC
"Roberto Scandiuzzi, otro cantante de rilieve, mostrò sus cualidades
vocales en el ingrato papel de Ramfis".
La Vanguardia
"Muy bien tambiéen Scandiuzzi como Alvise (un papel mal escrito para
bajo, casi incantable)".
Ritmo
"Bien Scandiuzzi , que aprovecha para lucirse, como era previsible,
en el aria y en el duo con Laura".
Scherzo
"Notevole l'aplomb scenico e vocale di Roberto Scandiuzzi, ottimo e
imponente Banco".
Sara Patera / L'Opera
"Roberto Scandiuzzi est, lui, parfait en Alvise. Son chant manifeste
un style très sur, le timbre est velouté jusque dans la menace et
l'ampleur du souffle, alliée à l'égalité de l'émission, font de ce
mari trompé la figure dramatique la plus complexe de la soirée".
Opéra International
"Roberto Scandiuzzi ha voce più bella che mai, ampia e
timbratissima, sorretta da tecnica ineceppibile che consente
fraseggio dove la differenza tra enfasi Victorhughiana (necessaria )
e volgare retorica (ennesimo frutto bacato della malapianta della
tradizione) è chiarissima, e sommamente istruttiva".
Elvio giudici / Classic Voice
"Roberto Scandiuzzi est un Gremin à la stature impressionante".
ResMusica.com
"Sur ce plan, Roberto Scandiuzzi est sans doute celui qui tire le
mieux son épinle du jeu. L'autorité et la dignité d'Alvise sont là,
rappellant cette fois, les références du passé (Siepi dans
l'intégrale Gavazzeni)".
Repertoire
"En revenche remarquable presence de Roberto Scandiuzzi en Alvise".
altamusica.com
“D'imponente rilievo vocale e scenico il Banco di Roberto
Scandiuzzi”.
Sara Patera / Giornale di Sicilia
“Al Massimo di Palermo c'è poco da salvare : solo la prestazione del
Basso Roberto Scandiuzzi, un Banco Regale, di voce brunita ed
omogenea e molto musicale”.
Pippo Ardini / La Sicilia
“Ottimo e profondo Roberto Scandiuzzi che interpretava Banco”.
Piero Violante / La Repubblica
“Roberto Scandiuzzi un noble Alvise”.
Le Monde de la Musique
“Roberto Scandiuzzi à pour lui ausi une intelligence inée de la
langue que parle ce drame si italien, meme si c'est Victoire Hugo
qui en a inspiré le sujet, incontestablement, sont Alvise a de
l'allure e du mordant”.
Opéra International
“Force est de reconaitre la supreme musicalité de cet artiste,
l'énorme poids dramatique dont il revet chacun de ses personages et
la vertigineuse élégance de chacun des styles abordés. Un medium
d'une grande ampleur et un creux d'une belle rondeur parachèvent le
portrait vocal de cet artiste parmi les plus importants de sa
generation”.
La Croix du Midy
“Entre vieux sages, rois tourmentés et diables pas si mauvais
bougres, les voix de basse ne manquent pas de répertoire pour
exprimer leur riche palette vocale et leur tempérament dramatique.
L'italien Roberto Scandiuzzi prend visiblement plaisir à jouver des
différentes facelles de sa sensibilité et à incarner des personages
aux caractères tròs divers. En solo jeu di soir au Théâtre du
Capitole, aux côtés de l'Orchestre national et du Choeur du
Capitole, il joue avec brio des plus belles couleurs de son timbre
pour livrer une galerie très convaincante de rôles d'opéra tout à
fait dans ses cordes vocales. Ouvrant et termir ant son programme
par deux des diables les plus célèbres de la scène lyrique -
Mefistofele de Faust de Gounod. Roberto Scandiuzzi, on très grande
forme, campait au cours de la meilleure veine, juste de ton et d'une
ligne souteune, ainsi qu'un bouleversant Dossifel de La Khovantchina
de Mussorgski, avec la complicité du Choeur du Capitole et de
l'Orchestre national. Le basse italienne n'en restera pas là. Pour
remercior la salle qui l0ovationne, il ajoutait quattre airs, et pas
des moindres, à son récital. On à frémi à l'écoute de l'air poignant
de Philippe de Don Carlo de Verdi, interprété avec autant d'émotion
que de souplesse vocale, apprécié l'exprossion, l'aisance technique
de la sérénade de Don Giovanni de Mozart (un rôle que Scandiuzzi a
inscrit l'an dernier à son répertoire), admiré la profondeur du
timbre et la noblesse de l'interprétation de l'air de Fiesco de
Simon Boccanegra de Verdi. Le chanteur terminera avec l'air de
Grémine d'Eugène Onéguine, personnage qu'il chantait encore mardi
soir sur la même scène”.
“Roberto Scandiuzzi prête au rôle de Grémine un timbre de basse
parmi les plus beaux de l'heure”.
Anne-Marie Chouchan / La Depeche Du Midì
“Am besten zurecht in diesem Sängerkrieg kamen der strahlende
Bariton von Roberto Scandiuzzi”.
Sudostschweiz
“Trotz der eher kurzen Auftritte des Inquisitors Alvise vermochte
Roberto Scandiuzzi seinen dunkel strahlenden Bass wirkungsvoll in
Szene zu setzen”.
Sibylle Ebrismann / Zurcher Oberlander
“Roberto Scandiuzzi è il Banco del quale oggi vanno giudicati tutti
gli altri”.
Classic Voice
“Roberto Scandiuzzi suggests the gravitas of her jealous noble
husband Alvise”.
George Hall / BBC Music Magazine
“Überzeugend der Bassist Roberto Scandiuzzi als Alvise, der seine
Gattin Laura zum Gifttod anstiftet”.
Stefan Degen / Neue Luzerner Zeitung
“Roberto Scandiuzzi ha giganteggiato nel ruolo di Alvise:
l'imperiosa sontuosità della sua voce dal timbro stupendo ha
evidenziato la protervia, la durezza, il disprezzo del bieco
personaggio, senza mai opprimere l'aspetto aristocratico del
personaggio, carismatico come un Doge”.
Laureto Rodoni
“Nel cast spiccava senza alcun dubbio Roberto Scandiuzzi in un ruolo
che tradizionalmente richiede, accanto alla bellezza della voce,
anche grandi doti di attore, Scandiuzzi è stato all'altezza di
questa tradizione per la qualità della voce, la potenza,
l'intonazione, la perfetta dizione francese, e la disinvoltura e
l'efficacia drammaturgica nel rendere il personaggio di
Mephistophélès, ora insinuante, ora minaccioso. ora irridente,
nell'indossarne i panni e la lunga parrucca”.
Maria Delogu / L'Opera
“Roberto Scandiuzzi pressentà; un Oroveso muy convincente con una
voz amplia y homogènea”.
Fernando Sans Rivière / Opera Actual
“Mefistofele: Roberto Scandiuzzi riverbera il proprio strepitoso
gioco scenico in una linea vocale ampia e ricca d'armonici, dove il
bellissimo colore scuro accentua l'insinuante finezza d'un fraseggio
in cui la perfetta dizione consente innumerevoli nuances, apici una
Serenata dove il ghigno sottolinea anzichè contraddire l'ironia, e
un'invocazione alla notte dove il superbo legato esalta
l'impressionante ampiezza”.
Elvio Giudici / Classic Voice
“Roberto Scandiuzzi campe un Oroveso d'imposante allure”.
Sergio Segalini / Opéra International
“Roberto Scandiuzzi è un Mefistofele autorevole, invitante, aitante,
preciso”.
Sandro Cappelletto / La Stampa
“Mefistofele beffardo e carnale Roberto Scandiuzzi, intrigante in
quella pagina di cosmico respiro che è l'invocazione alla notte per
propiziare la conquista di Margherita”.
Alfredo Gasponi / il Messaggero
“Hanno fatto un figurone di elevatezza espressiva, in ordine di
bravura, il Mefistofele di Roberto Scandiuzzi”.
Enrico Cavallotti / Il Tempo
“Anche il cast era di prim'ordine. Il Mefistofele di Roberto
Scandiuzzi imponeva la sua presenza dominante: era gentiluomo,
seduttore, ironico, senza istrionismi da guitto”.
Il Giornale della Musica
“Lode a Mephistopheles di Scandiuzzi diavolo in frac e grand
seigneur in vesti di vilain dalla vocalità piena e robusta,
sostenuta da un fraseggio dall'elegante tornitura e dalla perfetta
dizione”.
Gazzetta del Mezzogiorno
“Tutti gli interpreti (in particolare il tenore Giuseppe Filianoti e
il basso Roberto Scandiuzzi) hanno profuso sia l'espressione sia la
sicurezza”.
VIrgilio Celletti / Avvenire
“Roberto Scandiuzzi presta la sua voce scura e pastosa a
Mefistofele, domina la scena da grande attore e sottolinea il
carattere esuberante del suo ruolo”.
Arrigo Quattrocchi / Il Manifesto
“Applauditi i cantanti tutti con spicco di Roberto Scandiuzzi”.
Erasmo Valente / L'Unità
“Roberto Scandiuzzi cantò con un linea y un timbre admirables, una
articulacìon clarìsima y una emisìo notable, y habitò su personaje
con un enorme sentido del fraseo, gracia tambièn a la idea de la
puesta”.
Mundoclasico
“Roberto Scandiuzzi mostrò la gran nobleza vocal, con un fraseo
cuidado y expresivo”.
Alberto VIllardell / El Mundo
“Roberto Scandiuzzi, que mas pareciò hermano mayor que padre de
Norma, ha sido un Oroveso bellicoso que trasmitia sus ganas de
armaria a una voz bella, robusta y poderosa que brillò en ambas
arias”.
Roger Aller / La Vanguardia
“Y notable el Oroveso de Roberto Scandiuzzi, cantado con elegancia y
un punto de fiereza guerrera”.
Javier Perez Sens / El Pais
“Roberto Scandiuzzi un ottimo Banco”.
La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Tirreno, Il Giorno, Il
Giornale, Giuseppe Rossi
“più applaudito di tutti, giustamente, il penetrante e autorevole
Banco di Roberto Scandiuzzi”.
Il Giornale della Musica, L'Unità, Elisabetta Torselli
“Due le voci autorevoli: Carlo Guelfi e Roberto Scandiuzzi, Macbeth
e Banco.
Sicuri, intelligenti nella gestualità, chiari nella dizione e nei
fraseggi”.
La stampa
"L'aisance magistrale de Roberto Scandiuzzi, dont la basse plane
genereusement"
pelegrin.benito.site.voila.fr
"Roberto Scandiuzzi(Raimondo)donne consistance a le personnage qui e
pas ici rien de secondaire."
La Croix / Bruno Serrou
"C'est la voix souveraine de Roberto Scandiuzzi qui fournit le
pillier central et la reference vocale de cet opera"
La Marseillaise / Bernard Georges
"Autre grand interprete de cette soiree, Roberto Scandiuzzi qui a
campe' un Raimondo vocalment sur et humanaiment present: une belle
prestation."
La Provence
"Roberto Scandiuzzi encarno el rol de Alvise.
No se puede negar que , en el panorama actual de su cuerda, es una
de la mejor ( sino la mejor) para el repertorio de bajo verdiano y
de otroas roles como este Alvise, patrimonio en decadas pasadas, de
los Siepi y Ghiaurov que inundaban con sus impresionantes voces los
escenarios de medio mundo.
Scandiuzzi lleva la musica y el teatro en sus venas y eso se nota.
Solo sus entradas en escena, sin necessidad de abrir boca, atraian
las miras de los espectatores hacia su atril (por cierto, fue el
unico que canto su parte sin hacer praticamente ningun uso de la
partitura).
Sin embargo doto´a su personaje de credibilidad y gran presencia,
tanto escenica como vocal. Sus graves, redondos, sonoros y
aterciopelados, siempre segurisimos, son su mejor baza y no duda en
lucirlos. Soberbio en la scena siguiente con Laura, cerro´su
interpretacion de forma sobresaliente en el concetante con el que
concluye el acto."
Cappu e Suzelle / weblaopera.com
"Roberto Scandiuzzi se croit sur une scene de theatre et marque bien
gentilements ses effets."
J.P. / Opera Magazine
"Scandiuzzi arrache le chapelain de Ashton au second plan ou on le
cantonne generalement, avec une autorite´et une noblesse sans
faille.
Tirant parti de son duo avec lucia, souvent troque´, son Raimondo
fait jeu egal avec Enrico, quand il ne le surclasse pas!"
Richard Martet / Opera Magazine
"Roberto Scandiuzzi e´impeccabile e conferisce al personaggio di
Procida grandi momenti di forza."
Van Daniel Wagner / Wiener Zeitung
"Roberto Scandiuzzi a le timbre profond et l´espression noble"
Alain Duault / Classica
"...Roberto Scandiuzzi qui a campe' un Raimondo vocalment sûr et
humainement present:una belle prestation...
Michel Egea
"A su lado Roberto Scandiuzzi, de igual categoría y prestigio y bien
conocido en esta sala, no defraudó ante las expectativas del
respetable. Bien situado, con su fuerza característica i tímbrica
grandilocuente en una entrega que también quiso dramatizar en el
gesto. Agradable ayuda para una versión en concierto como ésta.
Gustavo Alvarez / Alerta
"Toujours cotè clef de fa, Roberto Scandiuzzi est un Procida
implique', a la voix riche, du grave a l'aigu. Son "O tu Palermo"
remporte un franc succes."
Valery Fleurquin / ForunOpera
"Il prezioso impasto vocale di Roberto Scandiuzzi dona alla parte di
Raimondo, affrontata nella sua integralita', un' umanita' dolente e
nobilissima, che si colora di tinte commoventi nella scena del
racconto che precede la scena della pazzia, magistralmente
fraseggiato."
Alessandro Mormile / L'Opera